Montevirginio – Le specie vegetali dell’antica Etruria

Nome di due scrittori latini, padre e figlio, vissuti fra il 149 e il 60 a. C., ricordati da Varrone, Plinio il Vecchio e Columella, autori di un’opera De agri cultura, non arrivata a noi, in cui oltre al nome delle piante coltivata, viene descritta la disciplina che regnava nella fattoria etrusca.
Le attrezzature che utilizzavano gli Etruschi per l’agricoltura erano degli oggetti in ferro e bronzo: zappe, vanghe e roncole per potare e ripulire gli alberi, falci per il foraggio e per il grano, ma anche aratri diversi da quelli attuali. Erano leggeri, adatti al terreno, privi di ali non rovesciavano la terra. Si ritiene che gli Etruschi conoscessero tecniche tra cui quella della “colmatura”, per aumentare la produttività delle terre, oltre a quelle per la conservazione dei prodotti.
Le colture di maggior interesse erano certamente quelle dei cereali e dei legumi oltre a produzioni (richiamate in testi letterari) quali quelle dell’olio, del vino, delle frutta.
Vivande etrusche
Farro, finocchio, alloro, aglio, miele, ceci, anatra, maiale e capra: sono ingredienti della tradizione culinaria etrusca e anche della cosiddetta dieta mediterranea (da cui sono da escludersi patate, pomodori e mais di origine americana).
Agli Etruschi piacevano zuppe, pane, olio d’oliva ed erano ghiotti di pesce e carne arrostita.
Era diffuso una sorta di panino che veniva condito con del fegato di maiale, con lingua e salsa verde (fatta di foglie di prezzemolo, aglio, capperi e acciughe in aceto).
Molto usata era anche l’insalata di farro a cui aggiungevano per insaporirla un condimento fatto di capperi, sedano, aceto, filetti di acciughe e spicchi d’aglio.
Con la farina di farro preparavano dei biscotti fatti con miele, olio d’oliva e semi di finocchio
Nota storica (a carattere didattico)
La coltivazione dell’olivo e della vite cominci ad essere praticata in Italia, con l’emergenza del sistema statale etrusco tra l’VIII e il VII secolo a.C.. Coincide con il superamento dello stadio di sola autosufficienza e sussistenza.
L’uso più intensivo del paesaggio, coincidente con il diffondersi delle colture dell’olio e della vite olivo-vite, dette il via ad uno sfruttamento del territorio, reso possibile anche da una élite di ricchi mercanti e “industriali” produttori di metalli e utensili in metallo divenuti poi proprietari terrieri.
In questo periodo la qualità della vita di molti contadini etruschi di ordinaria condizione si pensa si sia deteriorata, in parallelo al miglioramento della vita delle nuove élites. Ipotizzabile quindi anche un peggioramento della qualità della dieta per la maggior parte degli agricoltori coincidente con una diminuzione del consumo di carne e un amento del consumo di pane, vino, olio, ovvero di ciò che la forza- lavoro contadina, ormai al servizio dei proprietari terrieri, produceva presso le aziende agricole proprietà di questi ultimi orientati all’ottenimento di un surplus da rivendere in altri territori del Mediterraneo.
L’archeologia dell’agricoltura etrusca è appena cominciata ma già appare chiaro che l’intensificarsi dell’agricoltura insieme con la prima coltivazione sistematica dell’olivo e della vite e con la trasformazione dei sistemi di allevamento fu una componente della trasformazione e del mantenimento delle città stato etrusche.
Ricerche condotte in questi ultimi anni sui vasi contenitori hanno permesso di analizzare meglio gli aspetti dell’agricoltura intensiva di vite e ulivo che ha determinato un’importante trasformazione del paesaggio agrario e delle strutture socio-economiche. Le anfore da trasporto etrusche, assieme al vasellame in bucchero, rivenute in molti siti del Mediterraneo, costituiscono il segno prezioso di una circolazione marittima e terrestre di queste anfore e del loro contenuto.
Intorno al 630 a.C. inizia una produzione locale di anfore da trasporto di vino e olio destinata ad intensificarsi nel tempo. Da beni alimentari i preziosi ed esotici inclusi nel commercio di lusso, vino ed olio divengono in Etruria liquidi di largo uso. L’olio veniva utilizzato in questo periodo anche per la fabbricazione e la produzione di unguenti profumati e per l’illuminazione.